Chiude la stagione della caccia. Tragico bilancio per gli animali

Anche quest’anno la stagione di caccia si conclude ufficialmente il 31 gennaio, portando con sé il solito tragico bilancio: “un’assurda carneficina, una strage di animali, danni incalcolabili all’ambiente, vittime tra i cacciatori e tra la gente comune”- afferma la LAV.

Sono ben 88 le vittime umane, registrate da settembre 2014 a 29 gennaio 2015: 22 morti e 66 feriti in poco più di quattro mesi, attribuibili ad armi da caccia e cacciatori, secondo gli ultimi dati dell’Associazione Vittime della Caccia.

Netta la contrarietà degli italiani alla caccia: il 78,8%, secondo il Rapporto Italia 2015 presentato oggi da Eurispes.

“Una vera e propria guerra, che ad ogni stagione ripropone le assurdità dell’attività venatoria, il massiccio uso di armi e l’odioso libero accesso dei cacciatori nei terreni privati: il Governo e il Parlamento devono sentire il dovere di mettere fine a questa carneficina” – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV settore Caccia e Fauna selvatica.

“Se la stagione venatoria si chiude il 31 gennaio, la caccia non si ferma mai: non c’è pace per gli animali selvatici che, complici i numerosi piani di abbattimento, di volta in volta disposti da Regioni e Province, continuano ad essere uccisi per tutto il corso dell’anno – continua Vitturi – Tra le specie maggiormente colpite: le volpi con i loro cuccioli, le nutrie, i daini, i caprioli, i colombi che cadranno a migliaia sotto il piombo dei cacciatori, il più delle volte senza alcuna motivazione scientifica se non il chiaro intento della classe politica di raccogliere i voti dei cacciatori. A tutto questo, negli ultimi decenni si aggiungono le sistematiche stragi per la caccia cosiddetta di selezione. L’unica consolazione è che la caccia non è più un fenomeno di massa come 30 – 40 anni fa, infatti dagli anni ’80 ad oggi i cacciatori si sono dimezzati, arrivando a circa 700 mila unità”.

Se è dimostrato che durante la stagione di caccia i reati aumentano esponenzialmente, è altrettanto vero che i danni arrecati dall’utilizzo di armi da caccia non si limitano alle sole attività venatorie in senso stretto – commenta Vitturi – ad aggravare questa situazione, l’introduzione nel Decreto Legge 91 del 2014 – meglio conosciuto come ‘Decreto Competitività’ – di un comma che delega a Regioni e Province la gestione finalizzata all’eradicazione o al controllo delle specie alloctone (tra queste, gli scoiattoli grigi e le nutrie) ed inoltre, l’esclusione delle stesse nutrie dalla lista delle specie selvatiche oggetto di tutela (in base all’articolo 2 comma 2 della Legge 157 del 1992)”.

La caccia, infatti – conclude la LAV – oltre alla strage di animali provoca:

  • l’estinzione generale o locale di alcune specie e la rarefazione di altre;
  • l’alterazione degli equilibri ecologici naturali;
  • la diffusione di malattie, come il saturnismo (avvelenamento da piombo degli uccelli che ingeriscono i pallini)
  • e gravi sofferenze agli animali feriti

COMUNICATO INTEGRALE

Rapporto EURISPES 2015. Rafforzata la sensibilità degli italiani per gli animali

L’indagine – che come ogni anno analizza l’attitudine degli italiani su temi come gli animali, l’ambiente e l’alimentazione – rivela il rafforzamento di trend già noti: l’amore e il rispetto per gli animali e la scelta a favore di un’alimentazione vegetale, riscuotono una crescente attenzione ed adesione.

Gli italiani si schierano decisamente ed inequivocabilmente contro lo sfruttamento degli animali: si dichiarano contrari alle pellicce (90,7%), alla vivisezione (87%), alla caccia (78,8%), ai circhi (68,3%) e ai delfinari (64,8%). Cala il numero di chi ama lo zoo (-9,5% rispetto al’anno precedente). Cresce la percentuale di italiani che vorrebbero consentire l’accesso degli animali da compagnia nei luoghi pubblici (56,5%) e nelle strutture ricettive (56,8%) e di chi caldeggia – come la LAV – una legge che equipari gli equidi agli animali d’affezione impedendone la macellazione (64,4%).

“Sono dati molto espliciti – commenta la LAV – l’amore per gli animali e l’attenzione ai loro diritti non subisce flessioni. Si verifica sì un lieve calo nel numero di chi ha accolto in casa un animale (33%), ma si tratta di un effetto dovuto alla contrazione della disponibilità economica, che si registra, con percentuali ben più consistenti, anche negli altri settori analizzati dal rapporto.”

Nelle nostre case trovano posto soprattutto cani (61,3%) e gatti (41%) e per la stragrande maggioranza (81,9%) di chi ha un animale la spesa dedicata al proprio pet si attesta entro i 50 euro mensili, “un impegno sostenibile, segno che accogliere un animale è possibile: una questione di amore, più che di portafoglio” – commenta la LAV.

“Come si legge nel Rapporto Eurispes 2015, il 78,8% degli italiani ripone la propria fiducia nel volontariato, a differenza di altri settori della società civile – afferma la LAV – e di questo ci sentiamo molto responsabili nel nostro lavoro quotidiano. Inoltre, il fatto che i dati prodotti da un Istituto indipendente e riconosciuto su scala internazionale come l’Eurispes, confermino ulteriormente l’attenzione degli Italiani per i diritti degli animali, non può che rinforzare la nostra missione di dare voce e protezione a tutti gli animali”.

COMUNICATO INTEGRALE

Verona traffico cuccioli: un uomo denunciato. Cani affidati alla LAV

Durante un controllo su strada, i Carabinieri di Colognola ai Colli hanno rinvenuto, nascosti nel bagagliaio dell’auto di un cittadino romeno in arrivo dalla Romania, quattro cuccioli di cane di razza Bouledogue Francese.

I piccoli, due femmine e due maschi dell’età di 40 giorni circa, privi di microchip e delle vaccinazioni necessarie, erano destinati alla vendita in Italia e viaggiavano con documentazione falsa.

I quattro cuccioli, raffreddati, affamati e con grave infestazione da parassiti intestinali, strappati alle loro madri troppo presto, sono stati sequestrati su disposto della dott.ssa Elvira Vitulli, P.M. titolare del fascicolo, e dati in affido giudiziario alla LAV che ha immediatamente provveduto alle necessarie cure mediche.

L’uomo è stato denunciato per traffico illecito di animali da compagnia, per maltrattamento di animali, per truffa e per falsità ideologica.

La LAV ringrazia i Carabinieri delle stazioni di Verona e provincia per l’attenzione scrupolosa nell’applicazione della legge sul traffico illecito di animali da compagnia, fenomeno che registra purtroppo una grave recrudescenza anche nella nostra provincia.

COMUNICATO STAMPA

Non è stata condannata solo Green Hill

Da anello della catena a cinghia di trasmissione degli interessi di tutto il mondo che difende la vivisezione.

Green Hill era sì un importante allevamento di beagle della statunitense “Marshall” presente in tre Continenti. Ed è stata condannata non per fatti sporadici, ma per fatti pianificati nel proprio “Manuale delle procedure” . Ma chi l’ha difesa e chi l’ha coperta per anni non sono stati solo, ovviamente, i dipendenti della società (di cui cinque, fra cui l’unica laureata a parte il veterinario, quella che appendeva i beagle al muro per il “freezing”, saranno chiamati a rispondere di falsa testimonianza) e non sono stati consulenti di parte qualsiasi (che scelgono volontariamente di schierarsi, appunto, da una parte). A redigere memorie tecniche, a raccontare al Giudice che lì andava tutto bene sono state due colonne.

La prima è rappresentata dal Prof. Paolo Scrollavezza docente di anestesiologia e chirurgia veterinaria all’Università di Camerino, Renato Massa già docente di biologia all’Università di Milano, Fabrizio Rueca docente di Clinica Medica Veterinaria all’Università di Perugia e Massenzio Fornasier responsabile dello stabulario della Novartis Vaccini e presidente di Sival veterinari degli animali da laboratorio federata Anmvi. Il fior fiore della accademia italiana pubblica (che ha trovato il tempo per essere presente a tutte le udienze in giorni lavorativi) e privata. Quella che si era già spesa a gran voce, senza successo, contro le restrizioni alla direttiva europea sulla vivisezione – fra le quali il divieto di allevamento di cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione – assieme al Gotha degli interessi della dittatura della ricerca su animali. Sono stati sconfitti. Dalla verità, dalla medicina veterinaria indipendente e che rispetta, non a parole e slogan, le Leggi e il proprio Codice Deontologico. In attesa, ancora, che la propria rappresentanza nazionale spenda una parola d’apprezzamento per chi ha esercitato la professione dalla parte dei beagle e non contro.

La seconda colonna è rappresentata da tutte le Istituzioni pubbliche deputate alla vigilanza e ai controlli che hanno fatto anche di più che chiudere tutti e due gli occhi. A partire dai veterinari dell’Asl di Lonato con Roberto Silini, Chiara Giachini e Luigi Azzi, il Servizio Veterinario della Regione Lombardia, l’allora Sindaco di Montichiari, il cosiddetto Ufficio del Ministero della Salute. E l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lombardia ed Emilia, sede centrale proprio Brescia. Con un direttore, Stefano Cinotti, firmatario di verbali di ispezione a Green Hill senza esserci mai entrato come da interrogatorio reso al CFS e che non sa dell’esistenza del reato di uccisione di animali. Uno dei due capi d’imputazione per i quali Green Hill è stata condannata. Ma, caso vuole, l’IZS di Brescia non ha un Presidente qualsiasi ma l’ex senatore Francesco Tirelli, medico. Guarda caso eletto a suo tempo nel collegio che comprendeva Montichiari e con un curriculum che lo ha visto a Roma fra i più acerrimi nemici dell’approvazione nel 2004 della Legge 189 di riforma del Codice penale sugli animali, proprio con quegli articoli che undici anni dopo saranno letti, come è successo venerdì scorso, nell’Aula del Tribunale di Brescia.

Strano a verificarlo ma l’IZS di Brescia ha peraltro al suo interno i due Centri di Referenza nazionale del Ministero della Salute, Centri-chiave di questa vicenda. Quello sul “benessere animale” che brilla per silenzio e ostracismo e quello sui “metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali” per i quali è già stata sollevata al Ministro Lorenzin la questione di preparazione e volontà. Ora c’è un motivo in più per trasferirli altrove e con nuove, serie, responsabilità.

Qualche mese fa a proposito di sperimentazione sugli animali, il Comitato Nazionale di Bioetica – in uno scomposto e tardivo tentativo di opporsi alle pur minime modifiche legislative sulla sperimentazione animale – ha scritto che “devono essere rispettati i requisiti di oggettività”. E’ quello che, noi, abbiamo sempre fatto, ora lo ha stabilito anche un Tribunale. E la sentenza Green Hill è una pietra miliare.

Non è stata infatti condannata solo Green Hill (il nostro avvocato Carla Campanaro ha ben descritto il cataclisma giuridico in corso).

Questo renderà l’Italia civile più coraggiosa e forte nell’abbandonare lo sfruttamento degli animali. In tutti i campi. Anche quelli certificati fino ad oggi da un veterinario Asl come perfetti e rispondenti alle leggi.

Gianluca Felicetti

Presidente LAV

Canili Nova Entra di S.Gregorio e Adrano (CT): No all’archiviazione!

Ci opporremo alla richiesta di archiviazione, al fianco dell’Associazione l’Altra Zampa che aveva presentato la denuncia alla magistratura nei confronti dei canili Nova Entra di San Gregorio e Adrano (Catania), il cui gestore – medico veterinario – e altre 17 persone sono indagati dalla Procura della Repubblica per i reati di maltrattamento, abbandono d’animali, falso, truffa, abuso d’ufficio. I Pubblici Ministeri hanno però ritenuto infondate le accuse e così il 10 dicembre scorso hanno chiesto l’archiviazione del procedimento: una richiesta secondo noi non condivisibile.

Da tempo al centro di denunce e controlli, il 16 aprile del 2014 a seguito dell’ispezione della task force del ministero della Salute era scattato il sequestro preventivo, incredibilmente poi annullato dal Tribunale del Riesame.

Dal controllo erano emerse infatti numerose irregolarità, oltre che denutrizione e patologie a carico dei cani, sovraffollamento e pessime condizioni igienico sanitarie.

Cani magrissimi, chiusi in spazi angusti o ammucchiati in gruppi di 40/50 cani nello stesso recinto. Assenza di cucce e coperte, animali affetti da patologie e cibo gettato a terra.

E nonostante tutto ciò, dopo l’annullamento del sequestro la cui funzione era proprio quella di salvaguardare gli animali dalle condizioni in cui vivevano, è arrivata la richiesta di archiviazione.

Circa il maltrattamento di animali la Procura ha infatti accolto la difesa del gestore secondo il quale molti cani sarebbero entrati al canile già in cattive condizioni. Anche se, sottolinea la Procura, «non ci sono dati sulle condizioni di salute dei randagi al momento dell’accesso». Ma noi daremo battaglia legale per rendere giustizia anche a questi animali.

Ilaria Innocenti

Responsabile Settore Cani e Gatti

Vivisezione: vaccino anticocaina testato su cavie. Il trionfo della falsa scienza

L’utilizzo di animali per studi sulla dipendenza da sostanze d’abuso è una delle applicazioni più assurde di quella falsa scienza chiamata “sperimentazione animale”. Nonostante le evidenze scientifiche e le innovative nozioni sui meccanismi legati alla dipendenza, grazie a studi epidemiologici e investigazioni cliniche, continuano ad essere autorizzate e finanziate ricerche su animali.

È il caso del recente esperimento condotto dai ricercatori californiani dello Scripps Research Institute, che hanno identificato, testandola su cavie, una proteina denominata flagellina, che dovrebbe funzionare come un vaccino contro l’assunzione di cocaina, innescando una reazione avversa alla droga.

E’ immorale verso animali e uomini assistere al finanziamento di inutili studi come questo, soprattutto per una droga come la cocaina che ha importanti risvolti psicologici/sociali e non solo fisici. Come si può semplificare a tal punto il processo mentale che porta le persone all’assuefazione, pensando di evitare stragi legate alla dipendenza con una classica reazione a un vaccino?

Sarebbe molto più corretto e proficuo fare delle serie campagne di prevenzione invece di cercare di tamponare successivamente meccanismi di tossicodipendenza con “fantasiose” molecole, ma questo ovviamente non porterebbe nessun profitto.

Anche se assurdità come questa non sono estranee al nostro Paese – purtroppo anche qui si testano su animali gli effetti di alcool e droghe – il nuovo decreto legislativo (26/2014) prevede la possibilità di vietare in Italia i test su animali per le sostanze d’abuso entro il 2017.

Ci auguriamo che non venga persa l’occasione di vedere spesi meglio i fondi per la ricerca, e tutelati concretamente i diritti delle persone, anziché finanziare torture su animali che chiaramente non rispondono come noi in relazione ai complessi meccanismi psicologici che portano le persone ad avvicinarsi alle droghe.

Michela Kuan

Responsabile Settore Vivisezione

Etologia prima dell’economia, anche per la vivisezione esiste una Legge

Il Tribunale di Brescia il 23 gennaio 2015 ha dichiarato Rondot Ghislaine, legale rappresentante della Green Hill 2001 srl, Renzo Graziosi direttore sanitario della struttura e Roberto Bravi, direttore generale colpevoli dei reati loro ascritti, maltrattamento (544 ter c.p. I e III comma) ed uccisione di animali (544 bis c.p.), condannando i primi due un anno e mezzo di reclusione, mentre per Bravi è stata comminata la pena di un anno di reclusione. E’ stata inoltre disposta la confisca di tutti gli animali e per tutti gli imputati è stata disposta la pena accessoria della sospensione della loro attività professionale di allevamento per due anni in base all’articolo 544 sexies c.p.

In attesa di leggere le motivazioni, che il Giudice depositerà in sessanta giorni, sono possibili alcuni rilievi iniziali. Si è trattato di un processo coraggioso, innovativo e storico per i diritti degli animali, incentrato da parte della Procura di Brescia sulla necessità del rispetto della legalità nell’ambito della sperimentazione animale, ambito che da sempre si ritiene intoccabile, proprio perché operante in un settore ritenuto ‘superiore’ e dunque privo di vincoli, anche grazie alla superficialità dei controlli pubblici svolti.

Eppure i vincoli normativi ci sono eccome, anzi sono sempre maggiori, basti pensare che nelle more delle indagini il Parlamento approvava il nuovo decreto sulla protezione degli animali nella sperimentazione animale (D. lgs n 26 del 4 marzo 2014) che tra le altre cose all’art 10 comma 5 interveniva a sancire in via definitiva il divieto di allevamento di cani per la vivisezione, dunque il divieto di aziende come la Green Hill 2001 srl, che anche se i suoi vertici fossero stati assolti non avrebbe comunque più potuto riaprire.

E quindi il rispetto dell’etologia degli animali allevati, lo sgambamento quotidiano, le temperature regolari, cure e terapie adeguate per tutti gli animali, condizioni di detenzione che non ne causassero la morte per soffocamento con la segatura, presidi sanitari permanenti ed adeguati che non lasciassero gli animali abbandonati a morire durante la notte per patologie non curate, tutto ciò è stato ritenuto necessario dal Tribunale di Brescia, non per ‘animalismo’, ma perchè lo prevede la norma, ovvero l’art 5 e l’allegato II del decreto legislativo 116 del 1992 in combinato disposto con gli at.li 544 bis e ter c.p., come già rilevato dai vari Tribunali del Riesame (Tribunale del Riesame di Brescia 18 aprile 2013, Tribunale del Riesame di Brescia 17 novembre 2012, Tribunale del Riesame di Brescia 1 agosto 2012) che avevano preceduto l’inizio del processo e dalla Terza Sezione della Cassazione (Corte di Cassazione, sez. III Penale sentenza 11 aprile 2013, n. 16497) che era intervenuta incidentalmente sul caso.

E’ questa la chiave di lettura di tutto il processo, in quanto sia gli imputati, ma anche e soprattutto gli organi che prima del NIRDA (Nucleo specializzato del Corpo Forestale dello Stato in materia di reati in danno degli animali) e del Comando provinciale del CFS, avevano il compito di controllare la struttura da un punto di vista sanitario, hanno arbitrariamente ritenuto che l’attività commerciale, sol perché si trattava di un allevamento di cani per la vivisezione era scevra da stringenti vincoli normativi.

Le norme invece esistono e sono chiare e univoche al di la della destinazione dell’animale che ne cambia si il quadro normativo di riferimento, ma non per questo permette uccisioni o maltrattamenti indiscriminati, che il cane sia destinato all’affezione o alla vivisezione nulla importa, se non ovviamente la destinazione finale diversa dell’animale, ma le norme per la sua protezione devono sempre essere applicate e da nessuna parte è scritto che un ‘prodotto invendibile’ possa essere eliminato o non curato, ad esempio.

Il Trattato Lisbona, norma paracostituzionale all’art 13 ricorda agli Stati membri che gli animali sono esseri senzienti, analogamente le direttive sulla sperimentazione e il relativo decreto che nascono ‘a protezione degli animali oggetto di vivisezione’ impongono la protezione del benessere degli animali allevati. Il principio giuridico generale da cui partire è la tutela dell’animale (art 5) , l’eccezione è la sua morte o sofferenza e questo è un dato che già in decine di processi analoghi (es. in materia di trasporti, allevamenti, circhi etc..) chi opera con animali per qualunque finalità commerciale ‘stenta’ ad accettare, perché? Evidentemente per ragioni economiche. Curare la salute fisica e psicofisica dei ‘prodotti’ costa. Quanto sarebbe costato avere più medici veterinari dentro Green Hill? Quanto sarebbe costato curare realmente animali con dermatiti e magari dopo destinarli a donazioni invece che trarne profitto?

Ciò che insegna questa sentenza, in attesa di leggere con attenzione le motivazioni, è che chi sceglie di produrre e trattare animali per fini commerciali anche destinandoli alla morte deve accettare e considerare la duplicità del bene giuridico che ha di fronte, un prodotto si, ma sui generis in quanto essere senziente protetto da specifiche normative internazionali, nazionali e comunitarie, e deve quindi obbligatoriamente adoperarsi per fare in modo che la compromissione del benessere di tali esseri senzienti sia esattamente limitata a ciò che dice la norma speciale, di settore, ogni travalicamento porterà altrimenti al delitto di uccisione e maltrattamento.

E per quanto riguarda il concetto di maltrattamento quale ‘comportamento insopportabile con le caratteristiche etologiche degli animali’ come recita l’art 544 ter c.p sulla falsariga di quanto già rilevato dalla Cassazione (Cass. Pen. Sez. III n. 5979/2012) per cui la nozione di “insopportabilità” deve “arrivare a ricomprendere nel proprio perimetro anche quelle condotte che […] siano insopportabili nel senso di una evidente e conclamata incompatibilità delle stesse con il ‘comportamento animale’ della specie di riferimento come ricostruito dalle scienze naturali, in tal senso dovendo infatti intendersi il concetto di caratteristiche etologiche impiegato dalla norma”, lungi dal limitarci a considerare soltanto percosse fisiche e ferimenti, il Tribunale di Brescia accoglie la tesi della Procura riferita ad un maltrattamento quale ‘privazione dei 2639 cani di razza beagle detenuti nell’allevamento dei loro pattern comportamentali (ovvero di tutte le attività vitali ed insopprimibili di ogni specie), in quanto detenuti in un ambiente inadeguato ad esprimere i comportamenti etologici propri della loro specie, attraverso una serie di eto-anomalie riscontrate (quali ad es. il c.d. freezing, paura, ansia, stereotipie, comportamenti ridiretti), manifestavano uno stato di stress cronico (c.d. distress)’.

Maltrattamento inteso quale mera deprivazione dell’etologia di un animale, anche se allevato per fini commerciali che ne prevedono la morte, un principio rivoluzionario per la storia dei diritti degli animali, che potrà essere applicato a tante altre strutture che ancora oggi credono (erroneamente) di allevare, utilizzare o commercializzare ‘res’ e non soggetti.

Avv.Carla Campanaro

SENTENZA PROCESSO GREEN HILL

Fonte foto: www.nature.com/

Green Hill Condannato dal tribunale di Brescia. Sentenza Storica. La riscossa dei Beagle!

Green Hill è condannato. Sconfitto tre volte.

Oggi 23 gennaio l’allevamento Green Hill è stato condannato dal Tribunale di Brescia:

- Renzo Graziosi, veterinario dell’allevamento e Ghislane Rondot, co-gestore di “Green Hill 2001” entrambi condannati a 1 anno e 6 mesi

– Roberto Bravi, direttore dell’allevamento condannato a un anno più risarcimento delle spese

– Sospensione dalle attività per due anni, per i condannati, e confisca dei cani

– Assolto Bernard Gotti, co-gestore di “Green Hill 2001”

Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 60 giorni.

1) è stato condannato dal Tribunale di Brescia per il reato di maltrattamento e di uccisione di animali (articoli 544bis e 544ter del Codice penale): una sentenza memorabile, destinata a fare giurisprudenza, capace di fare emergere l’amara realtà delle sofferenze inflitte ai cani allevati a fini sperimentali dalla succursale della multinazionale Marshall.

2) Sconfitto con il sequestro probatorio di tutti i beagle (luglio 2012), ora confiscati dal Giudice. Una vicenda senza precedenti in Italia e nel mondo per numero di animali “da esperimento”, circa 3000 definitivamente salvi, e per i suoi risvolti giudiziari: la legalità e il rispetto del benessere animale sono principi vincolanti, per legge, anche in settori come la sperimentazione.

3) Per legge, inoltre, Green Hill non potrà comunque riaprire perché il Decreto Legislativo 26/2014, approvato alcuni mesi fa, vieta l’allevamento di cani, gatti e primati destinati ad esperimenti, a seguito di un’altra battaglia della LAV (www.lav.it) .

Si è concluso così il processo di primo grado presso il Tribunale di Brescia, a carico di Bernard Gotti e Ghislane Rondot, co-gestori di “Green Hill 2001”, Roberto Bravi e Renzo Graziosi, rispettivamente direttore e veterinario dell’allevamento, accusati di maltrattamento e di uccisione di animali (art.544bis e 544 ter del codice penale): Renzo Graziosi, veterinario dell’allevamento e Ghislane Rondot, co-gestore di “Green Hill 2001” entrambi condannati a 1 anno e 6 mesi, Roberto Bravi, direttore dell’allevamento condannato a un anno più risarcimento delle spese. Sospensione dalle attività per due anni, per i condannati, e confisca dei cani. Assolto Bernard Gotti, co-gestore di “Green Hill 2001”.

Le condanne non sarebbero state possibili senza la Legge 189 del 2004, fortemente voluta e da noi sostenuta, ma è anche simbolicamente la vittoria di Davide contro Golia, l’affermazione delle ragioni antivivisezioniste in contrapposizione agli interessi di una potente multinazionale come la Marshall.

Il Pubblico Ministero Ambrogio Cassiani, nella sua requisitoria aveva chiesto per i capi d’imputazione del processo, 3 anni e 6 mesi per il veterinario Graziosi, 3 anni per Rondot e 2 anni per Bravi e Gotti. Inoltre aveva contestato a cinque dipendenti di Green Hill il reato di falsa testimonianza.

Sulla base di quanto emerso dalle prove e dai verbali del processo, inoltre, la LAV annuncia che chiederà l’imputazione dei veterinari dell’Asl di Lonato, dell’Istituto Zooprofilattico di Brescia e dei funzionari della Regione Lombardia e del Ministero della Salute, che in tutti gli anni passati avevano scritto che tutto era regolare nell’allevamento.

“La sentenza di condanna di Green Hill è un riconoscimento a tutte e tutti coloro che in tanti anni hanno partecipato a manifestazioni a Montichiari e in tante altre parti d’Italia e del mondo, hanno digiunato, firmato petizioni, realizzato inchieste giornalistiche, presentato denunce, scavalcato barriere fisiche e ideologiche che difendevano l’indifendibile – ha detto Gianluca Felicetti, presidente LAV – sapendo bene che “Oltre il filo spinato di Green Hill”, la vivisezione esiste ancora e uccide quasi 3000 animali al giorno, tutti i giorni, solo nel nostro Paese, e non da alcuna risposta positiva alla nostra salute: per questo la nostra battaglia è continua”.

Numerose le prove portate in aula dal Pubblico Ministero, a dimostrazione dell’esistenza di un “sistema Green Hill”, ovvero la pratica aziendale di uccidere i cani affetti da patologie per contenere i costi e perché non erano più idonei allo scopo: ad esempio cuccioli uccisi perché affetti da dermatite, un problema risolvibile con adeguate cure e alimentazione idonea, ma che ne pregiudicava l’utilizzo come cavie. Elevata la mortalità dei beagle: tra il 2008 e il 2012 sono stati contati ben 6023 decessi, un numero esorbitante, a fronte dei 98 decessi registrati nel periodo successivo al sequestro, di cui circa una cinquantina quando i cani erano ancora nell’allevamento in attesa di essere autorizzati al trasferimento. Costava per loro di meno farli riprodurre in continuazione e sostituire così i “difettosi”.

Nel corso del processo la difesa ha dapprima artatamente alluso al fatto che è stato registrato, non si sa da chi, un maggior tasso di mortalità dei cani consegnati alle associazioni animaliste, rispetto alla normalità della gestione di Green Hill: una dichiarazione falsa, una diffamazione e una provocazione, contro la quale abbiamo proceduto legalmente, vincendo.

I PRINCIPALI ELEMENTI DI PROVA CONTRO GREEN HILL

• l’esorbitante numero di decessi di cani, che avveniva per mancanza di cure idonee: 6023 beagle morti tra il 2008 e il 2012. Secondo il veterinario Moriconi, consulente del PM, almeno 40 cani, stando alla documentazione esaminata, sono stati uccisi senza reale necessità

• Un unico veterinario doveva occuparsi di quasi 3000 cani, e dalle h18 alle 7 del mattino gli animali erano letteralmente abbandonati a loro stessi anche se malati. I beagle non venivano adeguatamente curati (es. emblematico il caso citato dal PM di un cucciolo affetto da diarrea emorragica, curato con una pomata per gli occhi!)

• Beagle soppressi con inalazioni di isoflurane o iniezioni di Tanax somministrati senza pre-anestesia, causa di indicibili sofferenze

• Il comportamento dei veterinari ASL che andavano a controllare la struttura era evidentemente doloso. La prassi di preavvisare le ispezioni della ASL a Green Hill era sedimentata e le ispezioni erano fatte in modo sommario. Il PM ha definito “superficiali” i controlli dell’istituto Zooprofilattico di Brescia. Mai nessuno è andato a verificare come e perché morivano i cani lì dentro

• Incompletezza di verbali e registri di Green Hill: ad es. il registro di carico/scarico dei cani non era conforme, dunque impossibile sapere con esattezza quanti beagle erano presenti

• L’uso di segatura scadente per le lettiere, causa di diversi decessi di circa 104 cuccioli, nonostante i dipendenti abbiano sempre negato; nello stesso manuale di Green Hill era previsto come intervenire in tali casi, con procedure molto dolorose

• La foto agghiacciante di un dipendente di Green Hill, con un beagle morto e il cervello di fuori, che sorridente alza il dito medio

• Lo sfruttamento delle fattrici (la teste Giachini, veterinaria Asl, ha ammesso che Green Hill utilizzava anche fattrici di 8 anni di età)

• L’intenzione da parte di Green Hill di approfittare dell’introduzione nella struttura di alcuni manifestanti durante le proteste del 28 aprile 2012 per “sopprimere un numero maggiore di beagle con rogna demodettica”

• La mancanza di aree di sgambamento per i cani

• La promiscuità degli animali e il frequente contatto con le feci

• La pratica di ammansire i cani appendendoli ad un’imbracatura per fargli perdere ogni cognizione sensoriale.

• Il fattore ambientale:

1) l’interno dei capannoni non era biologicamente puro (requisito per animali destinati ad esperimenti), tanto che l’impianto d’areazione aspirava aria dall’esterno

2) il caldo e l’umidità (accentuata fino al 65% nel capannone n.3 dall’acqua che veniva gettata sul tetto) erano un fattore di stress per gli animali e concausa di problemi sanitari (es. rogna, diarrea)

• Il rappresentante legale di Green Hill Ghislane Rondot, secondo i messaggi di posta elettronica acquisiti dal PM, cercò di chiedere all’FBI di spiare gli animalisti impegnati nelle proteste contro l’allevamento di beagle perché la società temeva che fra gli addetti si potesse infiltrare una “talpa” incaricata di passare informazioni e immagini compromettenti dall’interno dell’allevamento alle associazioni e alle Istituzioni che chiedevano a gran voce la chiusura della struttura.

“A Green Hill essere uccisi era un lusso perché i cani venivano semplicemente lasciati morire: non vi era nessun interesse a curare i cani malati. Le terapie erano costose e comunque avrebbero potuto alterare i parametri delle sperimentazioni. I beagle erano quindi semplicemente lasciati morire (basti pensare che dalle h 18 alla mattina successiva nessun presidio sanitario era garantito) o sacrificati”, ha affermato l’Avvocato Campanaro, difensore della LAV, durante la sua arringa con la quale ha sostenuto le richieste di pena del Pubblico Ministero, la confisca dei beagle salvati e, per gli imputati, la sospensione delle attività di allevamento.

“Non è vero che in materia di vivisezione tutto è lecito – ha precisato l’Avv. Campanaro – Va rispettata l’etologia animale indipendentemente dalla sua destinazione finale, questo vale per un animale d’affezione quanto per quelli purtroppo allevati e poi macellati o ancora destinati ai laboratori. I beagle sono stati i protagonisti di un processo innovativo, che ha puntato l’attenzione sul rispetto del principio di legalità anche nella vivisezione. La norma comunitaria e nazionale e la giurisprudenza hanno ampiamente chiarito che tutti gli animali sono essere senzienti e vanno curati e accuditi rispettandone l’etologia, al di là del loro possibile ‘utilizzo’ commerciale”.

“Il decreto legislativo 116/92 che disciplina la protezione degli animali “da laboratorio”, al contrario di quanto hanno sostenuto i legali di Green Hill, è assolutamente vincolante per chi alleva, fornisce o utilizza animali a fini sperimentali – ha argomentato il PM Cassiani durante la sua requisitoria – e impone di assicurare il benessere e di organizzare l’assistenza degli animali (articolo 5) assicurando “libertà di movimento”, “alimentazione” e “cure adeguate”, soddisfacendo “i bisogni fisiologici e comportamentali degli animali”, con controlli quotidiani per verificare le condizioni fisiche in cui gli animali sono allevati, tenuti o utilizzati. Se parliamo di maltrattamenti a Green Hill non ci riferiamo a cani presi a calci o incatenati al sole ma a una lesione sistematica dei pattern comportamentali. Anche la Cassazione chiarisce che il reato va interpretato in relazione al mancato rispetto dell’etologia dell’animale”.

La LAV, custode giudiziario (insieme a Legambiente) dei circa 3000 beagle posti sotto sequestro dal 18 luglio 2012, poi affidati a famiglie adottive sarà risarcita come parte civile, insieme a Enpa, Lega Nazionale Difesa del Cane e Leal. Tale risarcimento, al netto delle spese legali, sarà devoluto per costituire un Fondo per la ricerca sui metodi alternativi alla sperimentazione animale.

Una dura sconfitta per Green Hill e per gli avvocati della difesa, Luigi Frattini ed Enzo Bosio, che avevano invece chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste e non vi è stata condotta dolosa”. Secondo i legali: “non ci sono state violazioni e qualora non fossero state rispettate alcune norme, scatterebbe solo una sanzione amministrativa.”

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PRINCIPALI ELEMENTI DI PROVA

OPERAZIONE SOS GREEN HILL

Trieste traffico cuccioli:Corte d’Appello confermata condanna per maltrattamento.Soddisfatti come parte civile

La Corte di Appello di Trieste ha confermato la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Tolmezzo (Udine) a carico di B.D. e U.G., condannati rispettivamente a quattro e sei mesi di reclusione per il reato di maltrattamento di animali.

I due uomini furono fermati nell’aprile del 2008 dai Carabinieri del Nucleo Operativo Radio Mobile della Compagnia di Tarvisio a Malborghetto Valbruna con 22 cuccioli rinchiusi nel bagagliaio.

I cuccioli di tenerissima età (tra i 30 ed i 60 giorni), erano costretti in sei trasportini di ridotte dimensioni contenenti tra i 3 e i 4 cuccioli ciascuno, la metà dei quali di taglia grande (labrador, doberman, golden retriver, dogue de bordeau, cocker), stivati nel vano bagagliaio di un’auto, coperti da un telo, senza cibo e acqua a disposizione, senza possibilità di muoversi e coperti di escrementi.

“Accogliamo con soddisfazione la sentenza della Corte di Appello di Trieste – dichiara Ilaria Innocenti, responsabile nazionale del Settore Cani e Gatti LAV– e ringraziamo l’avvocato Maddalena Bosio del Foro di Udine per l’assistenza legale che ha ci permesso questo ulteriore positivo risultato nella lotta contro il traffico dei cuccioli, un fenomeno ancora purtroppo diffuso nel nostro Paese e che ogni anno costa sofferenza e morte a tanti giovanissimi animali.”

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Processo Green Hill: domani 23 gennaio grande attesa per la sentenza

Sarà emessa nella mattinata di venerdì 23 gennaio 2015, la sentenza del processo a Green Hill, l’allevamento di cani per la vivisezione sotto accusa con le imputazioni di maltrattamenti e uccisioni di animali: l’udienza presso il Tribunale di Brescia avrà inizio alle ore 9.

Una richiesta sostenuta dall’Avvocato Carla Campanaro per la LAV parte civile nel procedimento giudiziario, che ha definito quello a Green Hill un processo innovativo, perché è per il rispetto del principio della legalità anche nella vivisezione affermando: “non è vero che in vivisezione si può fare tutto, l’etologia animale va rispettata”.

“Due importanti risultati sono stati già raggiunti: I circa 3000 beagle salvati da Green Hill rimarranno con le famiglie che li hanno accolti garantendogli una vita serena, e l’allevamento Green Hill non riaprirà, grazie al Decreto legislativo 26/2014 – dichiara Gianluca Felicetti, Presidente LAV – Siamo convinti che gli elementi emersi dal processo non potranno non assicurare anche un ulteriore importante traguardo”.

L’esito di questo processo, atteso con grande attenzione da una vasta opinione pubblica, potrà rappresentare un importantissimo traguardo di civiltà, per la tutela dei diritti degli animali, anche in ambiti – come la vivisezione – in cui essi sono ancora oggetto di sfruttamento economico e pseudo-scientifico.

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