Ricerca “scientifica”: dati falsi, pur di pubblicare

La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta sul professor Alfredo Fusco, ordinario di patologia generale alla Università Federico II di Napoli, che avrebbe falsificato dati scientifici per appropriarsi dei fondi dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, di cui lo stesso professore è membro. Secondo l’articolo pubblicato su La Repubblica di oggi, era in atto un meccanismo basato sul “copia e incolla”, con tabelle e grafici modificati in modo tale da ottenere il risultato voluto, che ha interessato anche l’Università di Perugia. Stefano Fiorucci, associato di gastroenterologia dell’Ateneo, è infatti recentemente finito sotto processo per frode scientifica, proprio a seguito di questo “trucco”, che gli ha permesso di ricevere ben 2 milioni di euro, grazie a quindici pubblicazioni falsificate.

Come affermato da Enrico Bucci, biologo italiano noto per investigare sui falsi scientifici, su 3.500 segnalazioni di falsi, ben 565 sono italiane: il nostro Paese è secondo solo agli U.S.A., un record negativo che completa un quadro già pessimo, in cui l’Italia figura come “fanalino di coda” della ricerca in Europa. Questi dati allarmanti, purtroppo, non sono una novità, ma il frutto di un processo preclinico e clinico distorto, che spesso non agisce nell’interesse della salute umana, ma a vantaggio di floridi interessi economici e di carriera.

L’iter di commercializzazione di nuove sostanze (ad esempio chimiche e farmaceutiche), infatti, si basa su un doppio errore, sia etico che scientifico, prevedendo un primo passaggio, obbligatorio, sull’animale, che produce dati non trasferibili tra specie diverse e quindi non predittivi sull’uomo, e test clinici sulla nostra specie, i cui risultati vengono fortemente influenzati dalle aziende private che commissionano lo studio, o dal ricercatore che gestisce il progetto. Inoltre, gli stessi comitati etici sono composti da figure coinvolte nella ricerca e, quindi, giudicano il lavoro proprio o del proprio team, con evidenti implicazioni in termini di oggettività ed indipendenza.

Michela Kuan

Responsabile LAV Settore Vivisezione

Pasqua: “Lascialo vivere” flash mob LAV per salvare agnelli e capretti

La Pasqua è un momento di particolare crudeltà nei confronti degli animali.

Sono infatti centinaia di migliaia gli agnelli e capretti uccisi ogni anno per celebrare quella che dovrebbe essere la festa della vita.

E se invece di ucciderli li lasciassimo vivere?

“Lascialo vivere” è l’appello che i volontari LAV in tutta Italia rivolgeranno ai cittadini, con flash mob organizzati per sabato 28 e domenica 29 marzo. Il muso di uno degli agnelli salvati dall’Associazione sarà il simbolo di queste manifestazioni.

L’alternativa a questo sacrificio ripetuto ogni primavera esiste, è facile da adottare e molto più coerente con il festeggiamento della rinascita pasquale di quanto lo sia un piatto di carne di agnello o capretto: il menù pasquale della LAV senza ingredienti di origine animale.

Festeggia senza crudeltà!

Ecco le giornate e le sedi che parteciperanno all’iniziativa:

  • LAV Modena: sabato 28 ore 15.30, Piazza Grande
  • LAV Reggio Emilia: sabato 28 ore 11.30, Piazza Prampolini davanti al municipio
  • LAV Bari: sabato 28 marzo dalle 20 alle 22 fiaccolata da Piazza Umberto a Piazza Ferrarese
  • LAV Arona: a Domodossola sabato 28 dalle 17 alle 18 Piazza Matteotti / A Verbania sabato 28 dalle 17 alle 18 Piazza e via San Vittore
  • LAV Castelfranco Veneto: domenica 29 ore 16, Piazza Giorgione
  • LAV Milano e Sedi lombarde: domenica 29 ore 10, Piazza Duomo – ore 15.30, Piazza Mercanti
  • LAV Vicenza: domenica 29 ore 10, Piazza Castello

Delfinario di Rimini: domani manifesteremo contro la sua riapertura

Nonostante il diniego ricevuto alla richiesta di licenza di giardino zoologico, il Delfinario di Rimini inaugurerà domani 28 marzo la nuova stagione come “spettacolo viaggiante”, proponendo l’esibizione di tre leoni marini: uno spettacolo diseducativo e antiquato.

Nella stessa giornata, noi della LAV insieme alle associazioni Basta Delfinari e Essere Animali ci riuniremo in un sit-in di protesta per chiedere lo stop agli spettacoli con animali all’interno della struttura già indagata per maltrattamento di animali: l’appuntamento per tutti coloro che volessero unirsi a noi è alle ore 15 davanti il Delfinario.

“Dopo il sequestro dei quattro delfini avvenuto e la violazione di normative nazionali e comunitarie, è assurdo che il Delfinario di Rimini possa continuare a esibire animali di un’altra specie, proponendosi prima come zoo e poi, una volta negata la licenza, come spettacolo itinerante”.

“Come avvenuto negli anni ’80 a Rimini quando fu dismessa la pratica di scattare foto ai turisti in spiaggia con i cuccioli di leone, è arrivato il momento di interrompere anche l’attività del delfinario di Rimini, ormai obsoleta e anacronistica grazie a una sempre più crescente sensibilità nei confronti degli animali.”

Aviaria: traffico di virus, chiesto rinvio a giudizio per 41 persone

Milioni di animali abbattuti per un’epidemia che sarebbe stata causata dalla somministrazione di vaccini senza la prescritta autorizzazione ministeriale. Questa è solo una delle conseguenze del business legato ai vaccini dell’aviaria, che vede coinvolte 41 persone per le quali, secondo gli organi di stampa, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio.

Associazione a delinquere, corruzione, ricettazione, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica e tentata epidemia” le ipotesi di reato della Procura riportate dalle agenzie di stampa, a carico di dipendenti del ministero della Salute, dirigenti degli Istituti zooprofilattici sperimentali di Padova e Teramo (tra i quali anche Ilaria Capua responsabile del laboratorio di virologia del centro nazionale per l’influenza aviaria, deputata in prima fila pro sperimentazione sugli animali) e manager di aziende farmaceutiche, che avrebbero messo su un vero e proprio sistema di compravendita e traffico internazionale di ceppi virali di aviaria “per produrre in forma clandestina, senza la prescritta autorizzazione ministeriale, specialità medicinali a uso veterinario, procedendo poi alla loro commercializzazione e somministrazione sugli animali, determinando la diffusione non più controllata dell’influenza aviaria negli allevamenti avicoli del nord Italia“.

Una vicenda che evidenzia ancora una volta come vaccini e business economico siano un binomio immortale che sfrutta prima gli animali, sui quali vengono inutilmente testati, e poi gli esseri umani perché dietro ai farmaci troppo spesso si nascondono interessi e frodi ben lontane dall’intento di guarire l’uomo.

Leggi il commento di Michela Kuan, biologa responsabile LAV Vivisezione

Trento. Saremo parte civile nel processo per l’uccisone del maialino Ettore

Dovranno rispondere del concorso nel reato di uccisione di animale e di peculato, i tre Vigili dei Fuoco volontari di Gardolo (Tn) rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Trento, su nostra denuncia, accusati di essersi appropriati di un maialino thailandese di proprietà e di averlo lasciato morire per poi macellarlo. Nel corso dell’udienza di oggi, ci siamo costituiti parte civile.

Un episodio raccapricciante, reso ancor più grave dal ruolo di pubblici ufficiali dei tre Vigili del Fuoco e dalla complicità che non avrebbe portato nessuno dei tre imputati a desistere dal compiere questa sfacciata violenza. Sollecitiamo un’indagine interna da parte del Ministero degli Interni, al fine di accertare eventuali negligenze o complicità da parte di chi avrebbe dovuto controllare. Confidiamo che ai colpevoli venga inflitta il massimo della pena, sebbene nulla potrà riparare alle sofferenze subite da questo maialino fino all’uccisione.

La prossima udienza è prevista il 12 maggio. Nello specifico i tre imputati, classe 1967, 1988 e 1989, sono accusati del delitto p.e p. dagli artt.110 (concorso in reato), 81 cpv (concorso formale. Reato continuato), 314 (peculato), 544 bis c.p (uccisione di animale), perché in qualità di “pubblici ufficiali si appropriavano di un maialino thailandese di proprietà (…) di cui avevano la disponibilità per ragioni del loro ufficio in quanto chiamati ad intervenire in seguito a segnalazione di animale vagante; una volta catturato l’animale, disapplicando la normativa in materia di soccorso di animali feriti o vaganti di cui all’art. 11 della Legge Provinciale 28/3/2012 n.4, nonché in quanto eventualmente applicabile, quella inerente il rinvenimento o abbattimento fortuito della fauna selvatica di cui all’art.26 della legge provinciale 9/12/1991 n.24, uccidevano o comunque lasciavano morire il maialino, per poi sottoporlo a macellazione, conservandone le carni per il successivo consumo personale; successivamente sviando le ricerche della proprietaria, asserendo di averlo liberato nel bosco, recedendo da tale condotta solo allorquando si apprendeva che la stessa si era recata in quei luoghi di montagna (impervi, in pieno inverno) alla ricerca dell’animale”.

L’Italia ha bisogno del Corpo Forestale. Il 31 marzo tutti a Roma per il sit-in

“L’Italia ha bisogno del Corpo Forestale dello Stato”: lo ribadiremo martedì 31 marzo a Roma, dalle ore 9:00 alle ore 13:00 in Piazza delle Cinque Lune (Senato) e, dalle ore 14:30 alle ore 19:00, in piazza Montecitorio (Camera), aderendo al sit-in organizzato dalle sigle sindacali maggiormente rappresentative del Corpo Forestale dello Stato (UGL,SNF,CISL,CGIL,UIL,oltre all’Unione Piloti Forestale).

L’iniziativa, aperta a tutti i cittadini, risponde all’urgenza di sensibilizzare i Parlamentari e di valorizzare il loro fondamentale ruolo legislativo, per scongiurare il rischio concreto dello scioglimento del Corpo Forestale dello Stato, Forza di Polizia essenziale in uno Stato moderno.

Infatti, è attualmente in via di approvazione, in Commissione Affari Costituzionali del Senato, il Disegno di Legge sulla riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, che prevede, di fatto, lo “smantellamento” del Corpo Forestale dello Stato, quale Forza di polizia autonoma e l’unica specializzata nella tutela degli animali e della sicurezza ambientale.

Da tempo ci opponiamo a quello che abbiamo già definito “un autogol per l’Italia civile e onesta”, richiamando l’attenzione di istituzioni e cittadini ai tanti importanti compiti svolti dal Corpo Forestale dello Stato, punto di riferimento insopprimibile per la lotta ai reati contro gli animali, l’ambiente e la sicurezza agroalimentare.

Per questo motivo, ci uniamo all’appello delle organizzazioni sindacali e invitiamo le altre associazioni e i cittadini tutti, a partecipare numerosi al sit-in del 31 marzo, per sostenere al nostro fianco, questa significativa battaglia di civiltà per l’intera collettività, per gli animali e per l’ambiente.

Sentenza Green Hill: animali esseri senzienti, non prodotti

“L’animale non è un semplice patrimonio, da gestire secondo logiche aziendali ispirate al minor costo, ma un essere senziente da tutelare nella propria specifica etologia, pena l’integrazione del delitto di uccisione e maltrattamento”

Questo, in estrema sintesi, l’importante principio sancito dalla sentenza n.210 – emessa il 23 gennaio 2015 e le cui motivazioni sono state depositate il successivo 24 marzo – che ha condannato i vertici della Società Green Hill srl 2001 per il delitto di maltrattamento e uccisione di animali, disponendo anche la confisca di tutti gli animali e la pena accessoria della sospensione dell’attività di allevamento per due anni in base all’art. 544 sexies c.p., con una sentenza storica per la repressione dei crimini contro gli animali, che getta forti ombre sulla legittimità dei controlli operati sulla struttura prima dell’ispezione del Corpo Forestale dello Stato da cui è scaturito il sequestro.

Leggi il commentodell’Avv.Carla Campanaro, Responsabile Ufficio Legale della LAV.

Reati contro animali non sono stati depenalizzati. Ora si migliori il Codice

La norma sulla “tenuità”, in vigore dal 2 aprile, è residuale, inapplicabile di fatto, ai reati contro gli animali. Maltrattamenti e uccisioni non solo continueranno ad essere perseguibili ma non archiviabili nella stragrande maggioranza dei casi anche alla luce del nuovo articolo 131-bis del Codice penale voluto dal Governo e avallato dalla grande maggioranza del Parlamento. I reati contro gli animali rimangono quindi perseguibili d’ufficio e ogni Forza di polizia è tenuta a intervenire pena la denuncia per omissione d’atti d’ufficio.

Certo, si tratta – aldilà degli animali – di un brutto articolo, proposto per ottenere, forse, una giustizia più veloce dando pieno mandato alle Procure di sfoltire i procedimenti per le previsioni fino a cinque anni di reclusione. Ma non è una depenalizzazione e peraltro vede fra le pochissime eccezioni all’applicazione della “tenuità del fatto” i motivi abietti o futili, la crudeltà, “anche in danno di animali”. In più l’obbligo per la Procura di notificare sempre e comunque alla persona offesa, compresi gli Enti come la LAV che perseguono “finalità di tutela degli interessi lesi dai reati contro gli animali” l’eventuale richiesta di archiviazione permettendo così una strenua opposizione all’istituto anche nei casi più blandi, facendo valere il principio inderogabile di derivazione comunitaria che mai può essere un fatto tenue, ciò che comporta la compromissione della vita e della salute di un singolo animale. Una previsione esplicita questa, sulla quale intervengono in un approfondimento giuridico il magistrato Maurizio Santoloci e l’avvocato Carla Campanaro, nostri direttore e responsabile dell’Ufficio Legale LAV.

All’uscita della proposta del Governo, nel dicembre scorso ottenemmo grazie alla mobilitazione di decine di migliaia di persone, le dichiarazioni pubbliche del premier Renzi e del Ministro della Giustizia Orlando, nonché l’approvazione di un parere con condizioni della Commissione Giustizia della Camera proprio riguardo agli animali. Un risultato politico rilevante alla cui luce deve oggi essere letta la nuova norma.

Non è infatti mai “tenue” la morte e il maltrattamento di un essere senziente. Questo è il principio che affermeremo da domani a tutte le Polizie e in tutte le Procure e Tribunali d’Italia. E in più depositeremo con un fronte trasversale di deputati e senatori una nuova proposta di legge di “Armonizzazione, modifiche e implementazione delle disposizioni sulla repressione e il contrasto dei reati contro gli animali”.

Vedremo se questo Parlamento e questo Governo vogliono cambiare, in meglio, dopo che abbiamo evitato il peggio.

Gianluca Felicetti

Presidente LAV

27 Paesi al mondo hanno detto NO agli animali nei circhi. E l’Italia cosa aspetta?

Circa duemila animali costretti ad esibirsi come marionette o acrobati nei circhi: succede in Italia, “fanalino di coda” rispetto ai 27 Paesi che – in Europa e nel Mondo – hanno già detto “NO” a questa pratica crudele e anacronistica. Lo denuncia la LAV indicando, in un Dossier, tutti gli Stati che hanno già bandito, in tutto o in parte, l’uso di animali nei circhi.

Su 28 Stati Membri dell’Unione Europea, infatti, più della metà ha introdotto legislazioni di divieto all’uso di animali nei circhi o restrizioni all’uso di alcune specie (esotiche o protette). Molti altri Paesi nel Mondo hanno introdotto legislazioni analoghe ultimo in ordine di tempo il Messico, che nel gennaio 2015 ha approvato il divieto di utilizzare animali selvatici nei circhi. Una scelta di civiltà, sempre più diffusa, che testimonia la crescente contrarietà all’utilizzo di animali negli spettacoli, a livello globale.

Ma cosa pensano gli Italiani dei circhi con animali?

La grande maggioranza dei cittadini è contraria al loro utilizzo, come confermano i dati recentemente diffusi dall’Eurispes: “scende la quota di coloro che si dichiarano favorevoli all’impiego di animali nei circhi”, “i contrari sono il 68,3%”.

Nonostante questo diffuso sentimento pubblico, i duemila* animali dei circhi italiani tenuti in cattività sono costretti per la maggior parte a vivere in uno spazio di pochi metri quadri, sottoposti ad addestramenti innaturali e a continue esibizioni, privati delle condizioni ambientali necessarie a consentire i normali comportamenti della propria specie.

Una sofferenza reale, uno status quo inaccettabile testimoniato dalle drammatiche immagini del video Sai quanto vale questo spettacolo?” allo scopo di mostrare, con filmati di repertorio, un modo di fare “spettacolo” che nel nostro Paese continua ad essere favorito da ingenti contributi pubblici.

COMUNICATO STAMPA

Commissione Ambiente Senato bocci emendamento “per far sparare meglio”

Oggi o domani, in Commissione Ambiente del Senato, è previsto il voto dell’emendamento proposto dall’On. Vaccari e contenuto nel collegato ambientale del Decreto Legge 1676, che prevede l’abolizione dei permessi attualmente necessari per chi voglia innalzare appostamenti fissi per l’attività venatoria e, in particolare, le altane (capanni di caccia simili a alte torri).

Tale tipologia di appostamento – e di “manufatto” edile – è diffusa su tutto il territorio nazionale in un numero imprecisato ma dell’ordine di qualche decina di migliaia di unità. Negli scorsi anni, grazie all’intervento della LAV e di altre associazioni animaliste, molti di questi appostamenti sono stati demoliti, perché eretti senza la necessaria concessione edilizia.

L’emendamento proposto dall’On. Vaccari, qualora approvato, farebbe senz’altro felici molti cacciatori, costituendo, di fatto, un condono per tutti gli appostamenti già costruiti ed un via libera per la costruzione di nuovi, senza la necessità di richiedere la concessione edilizia ai Comuni di competenza”, dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV Caccia e Fauna Selvatica.

Ancora una volta, i cacciatori si rivelerebbero una categoria di cittadini ‘privilegiata’ dalla legge. I cacciatori, infatti, possono già violare le proprietà private senza alcun rischio e grazie all’articolo 842 del Codice civile. Se passerà l’emendamento Vaccari - continua Vitturi - potranno anche erigere manufatti edili senza dover chiedere una concessione edilizia, com’è invece obbligatorio per tutti gli altri cittadini. Questo si tradurrà nella crescita esponenziale del numero di appostamenti e, quindi, di animali uccisi, soprattutto uccelli migratori e ungulati, le vittime preferite dai cacciatori da appostamento”.